Frank Chacksfield

Frank Chacksfield, all’anagrafe Francis Charles Chacksfield, nacque il 9 maggio 1914 a Battle, nel Sussex, in Inghilterra. Pianista, organista, arrangiatore, compositore e direttore d’orchestra, sarebbe diventato uno dei maggiori rappresentanti britannici della musica orchestrale leggera del secondo dopoguerra, costruendo una carriera lunghissima e un catalogo discografico sterminato.

Il suo rapporto con la musica cominciò prestissimo. Studiò pianoforte e organo e, ancora giovanissimo, divenne organista sostituto nella chiesa locale. A soli quattordici anni partecipava già ai festival musicali di Hastings. Per qualche tempo sembrò destinato a una vita completamente diversa e lavorò persino nello studio di un avvocato, ma alla fine fu la musica ad avere la meglio.

Alla fine degli anni Trenta dirigeva già una propria piccola formazione. Poi arrivò la Seconda guerra mondiale. Chacksfield entrò nell’esercito britannico e proprio durante gli anni del conflitto ebbe modo di lavorare professionalmente come musicista e arrangiatore, collaborando con **Stars in Battledress**, una compagnia di spettacolo destinata alle forze armate britanniche.

Terminata la guerra, entrò pienamente nel mondo della radio e dello spettacolo inglese. Lavorò come arrangiatore e direttore per la BBC e collaborò con importanti personalità orchestrali britanniche come Henry Hall e Geraldo. Nei primi anni Cinquanta cominciò inoltre a incidere con il proprio nome, inizialmente con una formazione chiamata **Frank Chacksfield’s Tunesmiths**.

La svolta arrivò nel **1953**, quando firmò con la Decca.

Chacksfield mise insieme una grande orchestra di circa quaranta elementi, caratterizzata soprattutto da un’imponente sezione di archi. Nacque così quel suono morbido, avvolgente e immediatamente riconoscibile che sarebbe diventato il suo marchio.

Il primo grandissimo successo fu il tema di **“Limelight”**, tratto dal film *Luci della ribalta* di Charlie Chaplin. L’incisione raggiunse il secondo posto nelle classifiche britanniche e ottenne enorme popolarità anche negli Stati Uniti.

Ma fu con **“Ebb Tide”** che accadde qualcosa di ancora più importante.

La sua versione orchestrale del brano conquistò il pubblico americano e contribuì a trasformare Chacksfield in un nome internazionale. Fu uno dei primi grandi casi in cui un’orchestra britannica di musica strumentale riuscì a imporsi con tale forza sul mercato statunitense.

Ed è ascoltando *Ebb Tide* che si comprende realmente che cosa distinguesse Chacksfield.

La melodia viene trattata quasi cinematograficamente. Gli archi non costituiscono semplicemente un accompagnamento: creano un paesaggio. L’orchestra cresce, respira, si ritira e ritorna, evocando proprio quel movimento della marea suggerito dal titolo. Chacksfield aveva una straordinaria capacità di prendere una melodia relativamente semplice e vestirla di una dimensione emotiva molto più grande.

Era questa la sua arte.

Negli anni Cinquanta e Sessanta Frank Chacksfield divenne così uno dei protagonisti internazionali della grande orchestra popolare, accanto a direttori come Mantovani, Percy Faith, Ray Conniff e, sul versante francese, Franck Pourcel e Paul Mauriat.

Ma ciascuno possedeva una propria identità.

In Chacksfield predominava spesso un’eleganza tipicamente britannica: grandi archi, orchestrazioni raffinate, dinamiche controllate e un gusto quasi cinematografico per la costruzione dell’atmosfera. La sua musica poteva essere romantica senza diventare necessariamente sentimentale e spettacolare senza trasformarsi in qualcosa di aggressivo.

La discografia che costruì negli anni successivi è impressionante.

Realizzò album dedicati alle grandi canzoni americane, al cinema, ai musical, a George Gershwin, Noël Coward, Rodgers & Hart e Hoagy Carmichael, ma anche dischi costruiti intorno all’immaginario di città e luoghi lontani: Parigi, Roma, Londra, New York, Hawaii, il Mediterraneo e i Mari del Sud.

Era un modo di concepire il disco molto caratteristico di quell’epoca: mettere l’LP sul giradischi significava quasi intraprendere un viaggio immaginario.

Con l’avvento della stereofonia, Chacksfield trovò poi un terreno ideale per la propria concezione orchestrale.

La collaborazione con la **London/Decca Phase 4 Stereo** gli permise di sfruttare le nuove possibilità della registrazione stereofonica con produzioni nelle quali la disposizione degli strumenti, la profondità dell’orchestra e il movimento del suono fra i canali diventavano parte integrante dell’arrangiamento.

Incise nuove versioni dei suoi stessi successi, fra cui *The New Ebb Tide* e *The New Limelight*, ma affrontò anche repertori molto più contemporanei.

Ed è forse questo uno degli aspetti più interessanti di Chacksfield: **non rimase prigioniero degli anni Cinquanta**.

Quando cambiarono i gusti musicali, continuò ad arrangiare le melodie delle nuove generazioni. Registrò un intero *Beatles Songbook*, affrontò Burt Bacharach, Simon & Garfunkel e Jimmy Webb e continuò a trasformare il repertorio pop contemporaneo nel linguaggio della grande orchestra.

Una canzone nata per voce, chitarra o piccolo complesso poteva così diventare, nelle sue mani, un grande affresco orchestrale.

Dietro quella apparente facilità d’ascolto c’era però una competenza musicale enorme. Per ottenere un suono che sembri naturale bisogna conoscere profondamente gli strumenti, le loro estensioni, gli equilibri fra le sezioni e soprattutto sapere quando **non** aggiungere qualcosa.

Chacksfield possedeva precisamente questa misura.

La sua orchestra poteva essere gigantesca, ma raramente dava l’impressione di essere pesante. Gli archi potevano essere sontuosi, ma la melodia rimaneva sempre chiaramente riconoscibile.

Continuò a lavorare per decenni, attraversando praticamente tutta la storia della musica registrata del secondo Novecento: dai 78 giri alla stereofonia spettacolare degli LP, fino all’epoca del compact disc. Le sue ultime registrazioni risalgono all’inizio degli anni Novanta.

Frank Chacksfield morì nel Kent il **9 giugno 1995**, poco dopo aver compiuto 81 anni.

Oggi il suo nome forse non possiede presso il grande pubblico la notorietà di alcuni compositori cinematografici della stessa epoca. Eppure basta mettere sul piatto una sua incisione degli anni Cinquanta o uno dei grandi album Phase 4 per rendersi conto della qualità di quel mondo musicale.

Era musica nata in un’epoca nella quale l’arrangiatore aveva un ruolo fondamentale: non era semplicemente colui che decideva quali strumenti dovessero accompagnare una melodia. Era colui che **inventava il mondo nel quale quella melodia avrebbe vissuto**.

E Frank Chacksfield, di mondi sonori, ne ha costruiti moltissimi.

Forse è proprio questa la maniera migliore per ricordarlo: un uomo davanti a una grande orchestra, una melodia conosciuta da tutti sul leggio e la capacità, attraverso archi, fiati, pianoforte e una raffinata sensibilità per il suono, di farcela ascoltare come se fosse nuova.