Raskovich (Giuliano Sorgini)

Dietro il nome Raskovich si cela la mano e la sensibilità di Giuliano Sorgini, compositore romano dalla carriera vasta e sorprendentemente eclettica. Nato artisticamente negli anni Sessanta, Sorgini si impose come arrangiatore e autore capace di muoversi tra generi diversi, portando la sua firma tanto in colonne sonore per il cinema quanto in progetti di library music, un territorio che in Italia visse una vera stagione d’oro tra anni Settanta e Ottanta.

La sigla Raskovich, scelta da Sorgini per firmare alcune delle sue produzioni più particolari, rimane ancora oggi avvolta da un alone di mistero. Rispetto alle opere più esplicitamente firmate con il suo nome, il marchio Raskovich si muoveva in territori di frontiera, tra elettronica analogica, funk nervoso, atmosfere oscure e spazi sonori costruiti su linee di basso profonde e un uso visionario delle percussioni. Non a caso, Sorgini era un maestro nel creare tappeti sonori capaci di adattarsi a immagini, contesti televisivi e cinematografici, con una naturale propensione a evocare stati d’animo piuttosto che semplici melodie.

All’interno del catalogo Usignolo/Soundtrack Library, le sue musiche si distinsero per originalità e raffinatezza. Ed è proprio in questo contesto che troviamo tracce attribuite a Raskovich che hanno fatto storia: tra queste, il brano “Overlook”, utilizzato nei monoscopi RAI e rimasto nella memoria collettiva di chi ha vissuto quell’epoca. Un dettaglio curioso arricchisce la vicenda: “Overlook” era in realtà una versione strumentale rielaborata di una canzone che Sorgini aveva scritto per la cantante Monica Miguel, intitolata Chi sono io. Questa metamorfosi da brano cantato a pura musica strumentale mette in luce la duttilità di Raskovich, capace di rimodellare un’idea musicale e conferirle una nuova identità a seconda del contesto.

Ma Sorgini non si esaurisce in Raskovich. Con il proprio nome, ha firmato colonne sonore di film di generi diversissimi: horror, thriller, polizieschi, ma anche produzioni a sfondo erotico o documentaristico, sempre con uno stile riconoscibile. Basti pensare a titoli come The Living Dead at the Manchester Morgue (Non si deve profanare il sonno dei morti, 1974), che lo hanno consacrato nel circuito internazionale del cinema di culto. Parallelamente, Sorgini ha inciso dischi straordinari di sperimentazione pura, come il celebre “Zoo Folle” (1974), un lavoro interamente dedicato agli animali, registrato utilizzando strumenti non convenzionali e suoni campionati dalla natura. Un’opera quasi anticipatrice delle ricerche sul soundscape e sull’ambient music.

Questa doppia anima – quella più dichiarata di Giuliano Sorgini e quella più nascosta di Raskovich – rappresenta bene la complessità di un autore che non si è mai limitato a un solo linguaggio. Se Sorgini portava la sua firma nelle produzioni ufficiali e cinematografiche, Raskovich era lo spazio in cui la sperimentazione poteva muoversi più liberamente, senza vincoli, con esiti a volte oscuri, altre volte di sorprendente modernità.

Oggi, il recupero della musica di Sorgini/Raskovich sta conoscendo una nuova stagione, grazie al lavoro dei collezionisti e delle ristampe che hanno riportato alla luce dischi dimenticati per decenni. Laddove i monoscopi televisivi hanno consegnato alla memoria comune un brano come “Overlook”, il resto della sua produzione ci racconta la storia di un artista capace di vivere nel sottobosco creativo, alimentando con la sua musica tanto l’immaginario popolare quanto le ricerche più avanzate della musica di libreria italiana.

Il nome Raskovich, perciò, non è solo uno pseudonimo: è il simbolo di una libertà artistica che trovava spazio nelle pieghe nascoste della televisione, del cinema e della produzione discografica, e che oggi continua ad affascinare chi si avvicina alla sua opera con occhi curiosi e orecchie attente.